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Lewinsky, gatto d’autore

Di Valerio Moschetti

Non pensate, non è una cosa semplice vivere nella casa di un artista, soprattutto di un pittore…”, così ha esordito Lewinsky, splendido felino di 4 anni dal fare sornione, sempre pronto a fare le fusa alla prima carezza, quarto ospite dell’amico Stefano Venchiarutti, estroso pittore di Bordighera. L’ho incontrato durante una visita a casa del suo padrone che mi aveva preparato un saporito assortimento delle sue coltivazioni eccellenti e mi è venuto incontro con la coda diritta, con passo sinuoso ed elegante. Mi ha chiesto di seguirlo, voleva raccontarmi la sua storia e io, con la scusa che ho la passione per i gatti, mi sono appartato un attimo nel giardino, carezzandolo. “Non che mi lamento, per carità. Qui mi trattano molto bene, anche se all’inizio la convivenza con Raja, gatta di sette anni e un po’ bisbetica, ma soprattutto Titta, una vecchia isterica di vent’anni e Ruspa di cinque non è stata possibile. Diciamo che si sentivano un po’ le principesse della Contea e io, randagio trovato in piazza della Stazione, ho avuto il mio da fare per difendere la mia innata regalità. Poi la vita si è portata via Titta ed è arrivata Micina, deliziosa gattina di due anni. Un tesoro, me ne sarei innamorato se… All’inizio ho dovuto soggiornare nello studio di Stefano, tra pennelli insidiosi pieni di pittura e quel maledetto tanfo di acqua ragia che non mi faceva dormire la notte. Poi quando lui arrivava la mattina mi sentivo sollevato, mi piaceva restare a guardarlo mentre rapido dipingeva. Fiori, panorami mozzafiato, grandi spazi liberi e io non vedevo l’ora che si riuscisse a mediare una convivenza decente con quelle due “bebecore” schizzinose per poter uscire di lì. Mi è stato dato questo nome importante, Lewinsky, e manco a dirlo come lo sono venute a sapere mi hanno chiesto se per caso ero io che avevo fatto il “servizietto” al presidente degli Stati Uniti. Ste smorfiose, che rabbia. Anzi, dopo l’operazione a cui spesso siamo soggetti noi gatti domestici, hanno rincarato la dose”. Mi guardava serio e indispettito Lewinsky, era un affronto che non aveva ancora digerito sino in fondo. Poi, dopo una bevuta di acqua fresca dalla ciotola, ha ripreso il suo racconto: “Si, Micina se mi fosse rimasto “l’apparato” in uso l’avrei davvero corteggiata. Pazienza, questo è il prezzo che noi gatti paghiamo per un’esistenza decorosa tra le mura domestiche. Per fortuna che c’è Stefano e le sue carezze mozzafiato ma meglio ancora le coccole di Tiziana, la sua compagna. Adoro quella vestaglia di cotone bianco che mette la sera. Mi prende in braccio e mi accarezza sulla pancia, io faccio “la pasta” con le zampe e un repertorio di fusa da far invidia ad una tigre. Il massimo della libidine la raggiungono quando mi coccolano tutti e due; in quel momento ogni problema si allontana e mi sento davvero felice. Anche le allusioni di Titta sul mio nome passano in secondo piano e mi convinco, giorno dopo giorno, che invece è un nome degno del mio rango. Adesso aspetto che Stefano mi faccia un bel ritratto, di quelli che restano nella storia. Ho visto, sbirciando sul suo computer, che ha pubblicato una bella foto mia. E’ vero, sono un poco vanitoso ma lo sanno tutti che noi gatti siamo vanitosi. Il “selfie” lo abbiamo inventato noi. Questo giardino è uno spettacolo, ci sono delle zucche che sembra aspettino solo una Cenerentola per diventare carrozza, anche se ho dei dubbi che i topini abbiano il coraggio di presentarsi per diventare cocchieri. Qui non avviene battito d’ali che non sia autorizzato da noi gatti, anche le formiche notoriamente impertinenti e senza paura evitano di farsi vedere in giro. E’ il minimo per ricompensare i nostri servitori umani. Si, perché non credere, anche loro nonostante alle volte sembrino burberi, ci adorano come dei. D’altronde non sta a me dirlo, ma noi lo siamo”. Così dicendo Lewinsky si è elegantemente alzato dirigendosi verso la cucina. L’apertura di una scatoletta del suo cibo preferito era un richiamo inconfondibile e, dopo essersi girato educatamente a salutarmi, è sparito dietro la porta al trotto veloce. Son tornato da Stefano, scusandomi per l’essermi assentato ma lui, con il suo inconfondibile sorriso mi ha rassicurato: “Ti capisco, i gatti son gatti. Irresistibili!”.

Per gentile concessione di Valerio Moschetti dal suo bellissimo Blog

www.valmos.com

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