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Camilla

Di Simona C.(Genova)
Ciao, io sono Camilla, universalmente nota come
Cami. La strada è stata la mia casa, l'asfalto il mio cuscino. Dire che ero
bella è tremendamente riduttivo. Dire che ero dolce, una banalità quasi
offensiva. Un frizzante mattino di febbraio compaio dal nulla e mi butto
letteralmente tra i piedi di una tizia a due zampe che ha l'aria scocciata e
assonnata. Io - che di dormire me ne intendo - mi domando dove vadano gli
umani così presto al mattino... se hanno così sonno, perché non fanno come
noi e si girano sull'altro fianco? Beh dicevo... sbarro la strada
all'addormentata in piedi che mi guarda, mi fa una carezzina stitica e mi
chiede "Perché miagoli? Stai male?" "Miagolo perché sono una gatta,
rimbambita! Allora tu, se parli vuol dire che stai male? Mah..." Finisce lì,
ma poi la rivedo e la cerco di nuovo e ancora e ancora. Lei, che non ama i
gatti in modo particolare, mi guarda senza vedermi, continua a domandarsi
cosa voglio e tira dritta. Però è una tizia strana... dà un nome a tutto lei,
a suoi peluches, alla sua moto, persino alla macchina... così ne appioppa uno
anche a me: MICIO CAMILLO! Mondo cane, non vede che sono una femmina, come
lei? Ma chi mi sono andata a cercare??? Una sera, mossa a pietà, scende con
due ciotole, una di latte e l'altra con avanzi della sua cena... io non tocco
cibo, non ho fame di pappa! Voglio la sua mano sul mio corpicino, voglio
affetto, gioco, carezze, calore. Se ne accorgerà prima o poi questa qui? Se
n'è accorta (anche che sono una Camilla) e butta alle ortiche tutti gli
stupidi convincimenti che vogliono noi gatti falsi, interessati, freddi e
diffidenti. Da quel momento, le ho dato tutto quello che avevo. Non c'è
stato giorno che non le sia corsa incontro quando la vedevo arrivare, con il
sole e con la pioggia, con la tramontana e con l'afa. Quanto ci divertivamo
a giocare con un semplice rametto... lei me lo faceva passare sotto il naso e
io saltavo e correvo e dribblavo i suoi piedi come il migliore dei
centravanti. La mia passione erano i lacci delle sue scarpe marroni, quelle
di mezza stagione... quante volte glieli ho slacciati e come rideva lei! Più
dispetti le facevo, più lei mi adorava... sì, "adorare" è il termine
appropriato. Mi guardava intensamente nei miei occhi verdi/gialli e si
avvicinava a me, sino a che ci trovavamo naso a naso. Tutte e due avevamo
una fiducia illimitata nell'altra, nessuna avrebbe mai fatto del male
all'altra. La mia amica a due zampe mi parlava, tra lo sguardo divertito o
compassionevole dei suoi simili che non sempre comprendevano l'unicità della
nostra amicizia. Una sera la vidi arrivare spaventata, frastornata. Mi
accarezzò, ma aveva un tocco nervoso, agitato. Mi disse "Cami, in che mondo
cattivo viviamo! Ciao, ci vediamo" e scappò via. Non era da lei. Non ho
mai capito cosa avesse quella sera; ricordo solo che era un 11 settembre e
che mi aveva comunicato un'angoscia che mai avevo avvertito in lei. Tra le tante
mattane che ha fatto con me, l'amica a due zampe una sera mi ha avvolto in
una sciarpa e io sopportato, come sempre, paziente e ormai rassegnata alle
sue bonarie pazzie. "Cami è interista" mi ha detto e mi ha stropicciato per
bene, come piaceva tanto a me. Interista? E che è? E' matta questa? Ho
scelto il periodo peggiore per sparire... Natale. Il vuoto che ho lasciato è
stato devastante, però ho insegnato tanto: l'amore incondizionato, sincero
di un gatto è un dono al quale non puoi più rinunciare se hai avuto la
fortuna e l'onore di conoscerlo. In ogni micio, la mia amica vede me, cerca
me, ma sbaglia. Io ero unica, come unici sono tutti i miei simili. Bisogna
solo trovare la chiave giusta. Ma ora lei sa come amare e farsi amare da un
gatto: gliel'ho insegnato io, in tre meravigliosi anni, passati a
rincorrerci, giocare e parlare, ognuna la propria lingua.


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